Sia pace per Padoa-Schioppa, il ministro che definì bamboccioni i ragazzi italiani. Mica ce l’ho con lui, che sta pure all’altro mondo. E neanche con quel furbo di Martone, lui e la bella uscita sugli sfigati. Ma certe minchiate ahimé fanno breccia.
Due esperienze fresche fresche mi dimostrano il contrario: ieri all’università di Pisa, stamattina al liceo Antonelli di Novara.
Ieri ho incontrato una settantina di dottorandi, ricercatori e giovani professori, per una lezione del corso PhD plus. Obiettivo: diffondere spirito imprenditoriale tra gli studiosi perché possano essere non solo eccellenti ricercatori, ma anche professionisti capaci di valorizzare le proprie idee nel mondo produttivo. Prima iniziativa del genere in Italia, tra le più avanzate in Europa. Il mio tema: “Comunicare i risultati della ricerca”.
Oggi, venti ragazzi di 3a liceo scientifico, un’ora di allenamento nel clustering, metodo di scrittura creativa tra i più usati nelle università, nelle aziende, nelle agenzie di pubblicità. Emozionante, per me, vedere le loro facce curiose, le orecchie che non si perdevano un fiato, le schiene curve sui quaderni, le penne frenetiche sulle righe. E soprattutto i loro sguardi di fiducia, pronti a ripagare cento volte chi investa in loro un attimo di attenzione.
Temo che svalutare i giovani – molti dei quali si fanno un mazzo tanto per ideali che molti di noi si affannano a smontare – sia la più facile, e la più squallida, tra le tecniche gattopardesche per narcotizzare una società. Mi ricorda un epigramma di Marziale. Solita velenosa saggezza, parla di quella reticenza che abbiamo nel capire che spesso, se gli altri hanno difetti insopportabili, la causa siamo noi.
Auriculam Mario graviter miraris olere.Tu facis hoc: garris, Nestor, in auriculam.
Ti stupisci che le orecchie di Mario puzzino. Colpa tua, Nestore: tu gli parli nelle orecchie.
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Ale