Si può raccontare il piano strategico di una banca?
febbraio 5th, 2012Se qualcuno ancora pensa che il linguaggio di un’istituzione, di una banca, di gente seria, insomma, mica venditori di fumo, debba essere serioso, sempre contestuale, con poche concessioni alla creatività, alla metafora, alla narrazione, legga le poche righe qui sotto. È l’incipit del piano strategico di una banca trentina, la Cassa rurale di Fiemme (recividi, sì, qui se n’era già parlato).
Documento ultra-rigoroso, stile Monti, mica stile di quello di prima. Ispiratevene, medici, giuristi, divulgatori di scienza, per i vostri messaggi: si può essere seri, concreti, onesti, e anche attraenti. Grazie a Massimo Piazzi per la segnalazione.
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«Perché non parlare di crisi? Con questa provocazione voglio iniziare la nostra discussione sul piano strategico», disse il presidente aprendo la riunione. Sguardi perplessi s’incrociarono nella stanza. Qualcuno cercò gli occhi del direttore per capire se un copione disciplinava quella strana rappresentazione. Il presidente incalzò: «Un’azienda, una banca deve agire o reagire? Deve pianificare o adattarsi? Ha ancora senso scrivere un piano strategico?»
Silenzio. «In fondo il nostro piano strategico è scaduto da diversi mesi e la nostra banca ha portato avanti la propria attività senza particolari problemi». Sussurri. La provocazione cominciava a fare effetto. Come lievito nascosto nella farina. «Un faro, credo che il piano strategico possa essere come il faro nei porti, una luce, un’indicazione per i naviganti», affermò con voce alterata da un misto d’imbarazzo e passione, uno dei giovani consiglieri. «Trovo ben posta la prima domanda, quella sulla crisi, e restando nella metafora del faro aggiungo: è la crisi che deve guidarci in questo momento?», aggiunse con volto corrucciato un altro dei presenti.
Ricordo quei momenti, ricordo le espressioni, i volti attoniti, dei primi passaggi e poi l’energia, l’emozione, i rossori e il gesticolare delle elaborazioni successive. In fondo era un piano strategico particolare, straordinario, quello che stava per nascere. Il paradigma della crescita obbligatoria era messo in discussione, nuovi concetti prendevano piede: il contenimento, la regolamentazione. Arroccamento? difesa? Forse. Fuori il vento tirava forte e il cielo, minaccioso, spaventava.
Pubblicato da Ale
